IRAP, rimborso per prestazioni esterne

 


AI fini IRAP, non sono indicativi del presupposto dell’autonoma organizzazione i compensi corrisposti dal professionista per le domiciliazioni presso i colleghi, trattandosi di prestazioni strettamente connesse all’esercizio della professione, che esulano dall’assetto organizzativo della relativa attività (Corte di Cassazione – Sez. VI civ. – Ordinanza 07 novembre 2017, n. 26332).

La Suprema Corte rigetta il ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della CTR, in materia di IRAP.
Per il Fisco, i giudici d’appello, alla luce delle risultanze processuali, avevano ritenuto non sussistere il requisito “dell’autonoma organizzazione”, quale presupposto d’imposta al quale il ricorrente doveva essere assoggetto, per il fatto che si era avvalso, nell’esercizio della professione forense di “lavoro altrui”; la CTR, infatti, ha ritenuto di prescindere dalla natura e dalla rilevanza dell’attività concretamente svolta dai terzi collaboratori.
Per la Suprema Corte, i giudici d’appello, seppur sinteticamente, si sono sforzati di ricostruire la vicenda professionale della contribuente, ai fini Irap, con una motivazione che si pone al di sopra del “minimo costituzionale” così da non incorrere nel vizio di nullità della sentenza.
Ulteriormente, la Cassazione evidenzia che “In tema d’IRAP, non sono indicativi del presupposto dell’autonoma organizzazione i compensi corrisposti da un avvocato per le domiciliazioni presso i colleghi, trattandosi di prestazioni strettamente connesse all’esercizio della professione forense, che esulano dall’assetto organizzativo della relativa attività”, ovvero i compensi corrisposti a colleghi del professionista in caso di sostituzioni, oppure a consulenti esterni, in quanto trattasi di esborsi che non rilevano di per sé a fini Irap.
Nel caso di specie, la CTR ha correttamente applicato i principi sanciti dalla giurisprudenza di questa Corte in tema di compensi a terzi e ha compiuto un accertamento di fatto, ritenendo che, sulla base della documentazione in atti, gli importi erogati, rapportati all’ammontare dei compensi, erano imputabili a prestazioni esterne (procuratorie e domiciliazioni) non indicative di significativo apporto di terzi.