Split payment: chiarimenti sulle nuove regole

 

Con la Circolare n. 27/E del 7 novembre 2017, l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sull’applicazione del meccanismo di scissione dei pagamenti (cd. “split payment”) alla luce delle novità introdotte con la “Manovra correttiva 2017”. L’Agenzia precisa, tra l’altro, che in caso di irregolare o mancata applicazione del regime su operazioni fatturate dal 1° luglio ad oggi, non sarà necessario provvedere alla regolarizzazione, a condizione che l’imposta risulti assolta.

DISCIPLINA DELLO SPLIT PAYMENT


Con l’introduzione del meccanismo di scissione dei pagamenti (cd. “Split Payment”), a decorrere dal 2015, per gli acquisti di beni e servizi effettuati da Pubbliche amministrazioni, l’IVA addebitata in fattura deve essere versata direttamente all’Erario dagli acquirenti e non dal fornitore.
La disciplina relativa allo split payment è stata modficata con riferimento alle operazioni fatturate a decorrere dal 1° luglio 2017, ampliando la platea dai soggetti interessati e integrando le modalità di versamento dell’imposta dovuta.


AMBITO DI APPLICAZIONE DAL 1° LUGLIO 2017


Con riferimento all’ambito soggettivo, oltre che alle Pubbliche Amministrazioni, diventa obbligatorio emettere fattura con la scissione del pagamento anche nei confronti delle società controllate dalle strutture centrali della PA e dagli enti locali e delle società quotate e inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana.
A tal proposito l’Agenzia delle Entrate chiarisce che, per quanto riguarda le PA, la platea degli interessati corrisponde a quella dei soggetti verso cui i fornitori hanno l’obbligo di emettere fattura in formato elettronico. Si tratta, cioè, degli enti iscritti all’IPA (Indice delle pubbliche Amministrazioni), con esclusione però dei “Gestori di pubblici servizi”.
Le società controllate e quelle quotate, invece, sono indicate in appositi elenchi pubblicati sul sito istituzionale del Dipartimento delle Finanze.
L’obbligo di applicazione dello split payment è esteso, altresì, alle fatture per compensi relativi a prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di acconto o d’imposta sul reddito (professionisti), precedentemente escluse per espressa previsione della norma.
Il regime di split payment deve essere applicato anche quando la cessione o la prestazione di servizi sia effettuata da soggetto che applica il regime di liquidazione dell’IVA secondo la contabilità di cassa. In tal caso, secondo l’Agenzia delle Entrate, la disciplina della scissione dei pagamenti prevale su quella dell’Iva differita.
Viceversa, lo split payment non deve essere applicato, quando il cessionario o il committente, in relazione all’acquisto sia tenuto ad applicare il cd. “reverse charge” (ad esempio, prestazioni di subappalto nel settore edile, servizi di pulizia, acquisti intra-Ue di beni effettuati oltre la soglia di euro 10.000 annui).
Qualora le cessioni di beni o prestazioni di servizi siano rese in favore dei dipendenti di una PA o di una Società controllata o quotata (ad esempio: vitto e alloggio per trasferta), se la fattura è emessa ed intestata al dipendente non si applica la scissione dei pagamenti, viceversa se la fattura è emessa ed intestata al datore di lavoro è obbligatoria l’applicazione dello split payment.

ESIGIBILITÀ DELL’IVA


Altra importante novità riguarda la possibilità per le Pubbliche amministrazioni e le società acquirenti di beni e servizi di anticipare l’esigibilità dell’IVA al momento della ricezione ovvero al momento della registrazione della fattura di acquisto. A tal fine non sono richieste formalità, essendo sufficiente il comportamento concludente della PA o società acquirente. La scelta per l’esigibilità anticipata può essere fatta in relazione a ogni fattura ricevuta/registrata.

MODALITÀ DI LIQUIDAZIONE E VERSAMENTO DELL’IVA


Alla suddetta opzione riguardante l’esigibilità dell’imposta, si accompagna un’altra opzione che consente alla PA o società interessate di scegliere fra le seguenti modalità di liquidazione e di versamento dell’IVA:
– annotare le fatture di acquisto sia nel registro degli acquisti, sia nel registro delle vendite o dei corrispettivi al fine di far confluire l’imposta dovuta nella liquidazione periodica; in alternativa
– annotare le fatture di acquisto nel registro acquisti ed effettuare il versamento diretto dell’IVA dovuta con modello F24 entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta diviene esigibile (senza possibilità di compensazione e utilizzando un codice tributo che sarà appositamente istituito), oppure
– effettuare versamenti cumulativi giornalieri, in relazione all’insieme delle fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile giorno per giorno; oppure
– effettuare versamenti distinti relativamente a ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile.


Infine, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che, nonostante le nuove regole siano in vigore dal 1° luglio 2017, considerata l’incertezza in materia in sede di prima applicazione, sono fatti salvi i comportamenti finora adottati anteriormente ai chiarimenti forniti con la circolare n. 27/E, sempre che l’imposta sia stata assolta, ancorché in modo irregolare.
In particolare, i soggetti che, pur dovendo applicare lo split payment, hanno emesso fatture erroneamente con il regime ordinario dopo il 1° luglio 2017 fino alla pubblicazione della suddetta circolare non devono effettuare alcuna variazione sempre che l’imposta sia stata assolta. A partire dal 7 novembre 2017, invece, i fornitori devono regolarizzare le fatture emesse con erronea applicazione dell’Iva ordinaria, o erronea indicazione della scissione dei pagamenti emettendo una nota di variazione e un nuovo documento contabile.