L’uso abusivo di dimissioni in bianco può prescindere dalla querela di falso

 

E’ logicamente corretto il ragionamento per cui, in caso di una lettera di dimissioni con testo dattiloscritto e inserimento della data con timbro in inchiostro, ricorra una ipotesi di uso abusivo di dimissioni firmate in bianco, anche in assenza di querela di falso da parte del lavoratore

La vicenda giudiziaria riguarda l’uso, ritenuto abusivo, da parte di un datore di lavoro di una dichiarazione di dimissioni firmata in bianco all’atto dell’assunzione. Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che la Corte territoriale avrebbe deciso la controversia senza che prima fosse promosso un procedimento di querela di falso, posto che nella fattispecie, a fronte dell’assenza di accordo o mandato o autorizzazione al riempimento, l’interpolazione del testo nelle dimissioni sottoscritte dal lavoratore integrerebbe una vera e propria falsità materiale dell’atto stesso tale da escludere la provenienza dello stesso dal sottoscrittore.
Per la Suprema Corte il motivo non è fondato. Nel caso in esame, infatti, non si configura una ipotesi di riempimento abusivo di foglio in bianco, ma di riempimento degli spazi lasciati in bianco, dopo l’indirizzo della società datrice di lavoro e dopo la dicitura “dichiara di dimettersi a datare dal”, con due timbri in inchiostro con la data delle dimissioni. La Corte di merito, dunque, ha correttamente sottolineato l’inverosimiglianza che in un testo dattiloscritto venga inserita la data con il timbro, se il testo è redatto al momento e non già predisposto con la data in bianco, essendo anche poco probabile che un operaio comune possieda un timbro con un datario.