Accesso ai conti bancari per accertamento fiscale

 

Con la recente Sentenza n. 25909 del 31 ottobre 2017, la Corte di Cassazione ha affermato che la disposizione che prevede l’acquisizione da parte del Fisco di documentazione presso gli istituti di credito afferisce alle sole modalità di accertamento, consentendo il potere di effettuare indagini bancarie anche per annualità precedenti la sua entrata in vigore, poiché non costituisce una norma sostanziale.

FATTO


L’Agenzia delle Entrate ha emesso avviso di accertamento nei confronti del contribuente sulla base della verifica sui conti bancari.
L’avviso è stato impugnato constestando, tra l’altro, l’applicazione retroattiva della disposizione che riconosce al Fisco il potere di acquisizione di documentazione presso gli istituti di credito.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente, rilevando il carattere sostanziale della norma e quindi l’inapplicabilità retroattiva della stessa. In particolare, i giudici hanno osservato che rispetto alla precedente disciplina sull’accertamento, la nuova disposizione aveva introdotto una presunzione a carico del contribuente, con l’inversione dell’onere della prova a vantaggio dell’amministrazione.

ACCERTAMENTO BASATO SU INDAGINI BANCARIE


La disciplina in materia di accertamento delle imposte sui redditi è stata modificata nel 2005 introducendo una disposizione che riconosce all’Amministrazione finanziaria il potere di richiedere agli intermediari finanziari notizie circa i rapporti intrattenuti dai soggetti sottoposti a verifica, potendo poi porre tali dati a fondamento degli accertamenti fiscali, creando delle presunzioni semplici di ricavi non dichiarati.


DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Riformando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato che la disposizione riguardante il potere di acquisizione di documentazione presso gli istituti di credito non costituisce una norma sostanziale, ma afferisce alle sole modalità di accertamento.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’utilizzazione dei poteri di accesso ai conti intrattenuti dal contribuente con aziende di credito e con l’amministrazione postale, anche in riferimento ad annualità precedenti la sua entrata in vigore, non configura un’applicazione retroattiva della disposizione, in quanto non comporta una modificazione sostanziale della posizione soggettiva del contribuente, i cui obblighi nei confronti del Fisco restano quelli separatamente contemplati dalle leggi in vigore al tempo della dichiarazione.
La disposizione, inoltre, non contrasta i principi costituzionali, in quanto:
– disposizioni analoghe sono previste ai fini dell’accertamento nei confronti di tutti i contribuenti, i quali, essendo tempestivamente informati delle richieste di acquisizione delle copie dei conti, possono pienamente esercitare, già in sede amministrativa e quindi in sede giurisdizionale, il diritto a fornire documenti, dati, notizie e chiarimenti idonei a dimostrare che le risultanze dei conti non sono in contrasto con le dichiarazioni presentate o non riguardano operazioni imponibili;
– tende a far emergere la capacità contributiva reale del contribuente.
Al riguardo, la Corte Suprema sottolinea, inoltre, che l’autorizzazione prescritta ai fini dell’espletamento delle indagini bancarie, esplica una funzione organizzativa, incidente nei rapporti tra uffici, e non richiede alcuna motivazione, sicché la sua mancata allegazione ed esibizione all’interessato non comporta l’illegittimità dell’avviso di accertamento fondato sulle risultanze delle movimentazioni bancarie acquisite, che può derivare solo dalla sua materiale assenza e sempre che ne sia derivato un concreto pregiudizio per il contribuente.