Aiuti di Stato: se illegittimi, le sanzioni sono valide

 


La legislazione nazionale se prevede sanzioni applicabili in caso di inadempimento delle procedure fissate a livello nazionale per permettere il recupero dell’aiuto di Stato illegittimamente fruito, non solo non è in contrasto, ma è in linea con lo spirito della normativa dell’Unione Europea (Corte di cassazione – ordinanza 27 ottobre 2017, n. 25583).

Ai fini del recupero degli aiuti di Stato illegittimamente fruiti, consistenti nella detassazione del reddito d’impresa per investimenti produttivi nei comuni colpiti da eventi calamitosi, la normativa nazionale prevede:
– la presentazione in via telematica all’Agenzia delle Entrate, da parte dei soggetti beneficiari degli aiuti illegittimi, di una attestazione con gli elementi necessari per individuare l’aiuto fruito, e
– l’effettuazione, a seguito di autoliquidazione, del versamento degli importi equivalenti alle imposte non corrisposte per effetto dell’agevolazione stessa, nonché degli interessi.


Lo Stato opera in ogni modo per recuperare l’aiuto, e, alla luce di questo, il fatto che la legislazione nazionale preveda sanzioni applicabili anche in caso di inadempimento delle suddette procedure fissate a livello nazionale per permettere il recupero dell’aiuto non solo non è in contrasto, ma è in linea con lo spirito della normativa dell’Unione.


Nella specie, la legislazione nazionale per il recupero dell’aiuto ha previsto la presentazione di una dichiarazione ed il versamento in autoliquidazione. L’omissione di tali adempimenti ricade nella generale previsione sanzionatoria di omesse dichiarazioni obbligatorie e di omessi versamenti, ed è, quindi, del tutto in linea con lo spirito della normativa dell’Unione tendendo a rendere effettiva la procedura di recupero.