Sul commercio elettronico in UE a privati, Iva dovuta anche dai “contribuenti minimi”

 

Da quest’anno, ai fini IVA, le prestazioni di servizi elettronici, tra cui rientrano le operazioni di commercio elettronico diretto, devono essere assoggettate ad imposta nel luogo ove il committente è stabilito ovvero ha il domicilio o la residenza. Con la Risoluzione n. 75E del 2015, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che tali operazioni devono essere assoggettate ad IVA secondo le regole ordinarie, anche quando sono effettuate da soggetti che aderiscono a regime fiscale di vantaggio o al regime forfetario.

Dal 1° gennaio 2015, per effetto dell’entrata in vigore delle nuove norme in materia di territorialità ai fini Iva dei servizi di telecomunicazione, di teleradiodiffusione e di quelli prestati per via elettronica (cd. “servizi elettronici”), il luogo delle prestazioni di tali servizi si considera quello in cui il committente è stabilito, ha il proprio indirizzo permanente o la propria residenza abituale. Ne consegue che l’Iva deve essere applicata con l’aliquota vigente nel paese di destinazione della prestazione.
In caso di operazioni effettuate nei confronti di soggetti residenti fuori dall’Italia, in paesi dell’Unione Europea, ai fini del corretto assolvimento degli obblighi IVA, tuttavia, occorre distinguere in base alla qualificazione del committente come soggetto passivo o privato consumatore.
Se il committente è un soggetto passivo IVA (cd. rapporti business to business o “B2B”), l’IVA deve essere assolta dallo stesso nel proprio Paese, mentre in Italia l’operazione è fuori campo.
Se il committente è un privato consumatore comunitario (cd. rapporti business to consumer o “B2C”), l’impresa italiana deve assolvere l’IVA nel paese di destinazione della prestazione. In questo caso è possibile optare tra due soluzioni alternative per il corretto adempimento degli obblighi IVA:
– l’identificazione diretta in ciascuno Stato dell’Unione europea in cui è stabilito, domiciliato o residente il committente che riceve la prestazione;
– la registrazione al regime Mini One Stop Shop (cd. MOSS). Attraverso il regime “MOSS” il soggetto italiano comunica in via telematica all’Agenzia delle Entrate, con periodicità trimestrale, le informazioni dettagliate sui servizi elettronici prestati a persone che non sono soggetti passivi in altri Stati membri ed effettua il versamento dell’Iva dovuta. Sarà poi l’Agenzia delle Entrate ad effettuare la ripartizione dell’IVA tra i singoli Stati membri di consumo sulla base dei dati indicati nelle dichiarazioni trimestrali.
L’Agenzia delle Entrate, nella risoluzione n. 75/E del 2015, ha chiarito che le stesse modalità devono osservate dai soggetti che svolgono l’attività nell’ambito di un regime fiscale agevolato. In particolare, il documento di prassi precisa che per le imprese che applicano il regime forfetario introdotto con la Legge di Stabilità 2015 è espressamente previsto che in caso di operazioni nei confronti di committenti non residenti si applicano, ai fini IVA, le disposizioni ordinarie.
Con riferimento ai soggetti che applicano il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile ed i lavoratori in mobilità di cui all’articolo 27, del D.L. n. 98/2011, le stesse regole si applicano in considerazione dell’assenza di una specifica normativa in materia nella disciplina che regola il regime fiscale di vantaggio e dell’analogia tra quest’ultimo ed il regime fiscale forfetario.
Di conseguenza, sia nell’ambito del regime fiscale di vantaggio che del regime forfetario, le operazioni di commercio elettronico diretto effettuate nei confronti di soggetti esteri residenti in un paese dell’UE devono essere assoggettate ad IVA nel luogo ove il committente è stabilito ovvero ha il domicilio o la residenza, secondo le seguenti regole:
– se l’operazione è effettuata nei confronti di soggetti passivi IVA (cosiddetti “B2B”), l’imposta è assolta dal committente nel proprio Paese;
– se l’operazione è effettuata nei confronti di privati consumatori comunitari (cosiddetti “B2C”), l’imposta deve essere assolta, sempre nel paese di destinazione della prestazione, dall’impresa italiana. A tal fine, gli adempimenti IVA possono essere assolti mediante identificazione diretta nella Stato UE o tramite il regime “MOSS”.