L’inesportabilità dell’integrazione al trattamento minimo in ambito comunitario

 

L’inesportabilità in ambito comunitario delle prestazioni in danaro non contributive, tra cui in particolare l’integrazione al minimo dei trattamenti pensionistici.

 

La disciplina comunitaria in materia di coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale contempla un principio per cui le prestazioni speciali in denaro, sia assistenziali che previdenziali, ma non aventi carattere contributivo, sonoerogate esclusivamente nello Stato membro in cui i soggetti interessati risiedono ed ai sensi della sua legislazione, e dunque sono inesportabili negli Stati membri dell’Unione europea. Per l’Italia, tra le prestazioni inesportabili si ricomprendono:
– le pensioni sociali;
– le pensioni, gli assegni e le indennità ai mutilati ed invalidi civili;
– le pensioni e le indennità ai sordomuti;
– le pensioni e le indennità ai ciechi civili;
– l’integrazione della pensione minima;
– l’integrazione dell’assegno di invalidità;
– l’assegno sociale;
-la maggiorazione sociale.
Tanto premesso, con riferimento all’inesportabilità del trattamento minimo in un Paese comunitario, è parimenti sancito un principio di carattere generale posto a tutela delle prestazioni in pagamento, per cui i residenti in Paesi entrati a far parte dell’Unione europea, titolari di pensione in regime nazionale o internazionale, che abbiano perfezionato i requisiti per l’attribuzione dell’integrazione al trattamento minimo prima dell’ingresso dello Stato nell’Unione europea, mantengono anche dopo tale data il diritto al pagamento dell’integrazione, sempreché soddisfino i requisiti previsti dalla normativa di riferimento. Al contrario, in applicazione del citato principio dell’inesportabilità, non potranno essere corrisposte integrazioni al trattamento minimo i cui requisiti, in particolare reddituali, si siano perfezionati in capo al titolare di pensione residente all’estero in data successiva all’ingresso dello Stato nell’Unione.