Niente Irap per il professionista con praticanti

 

La Corte di Cassazione, con sentenza 19 marzo 2014, ha affermato che non paga l’Irap il professionista che svolge la propria attività presso una società con la carica di amministratore/sindaco e si avvale dell’aiuto di praticanti.

In base al principio giurisprudenziale, secondo il quale:
“L’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diversa dall’impresa commerciale, costituisce presupposto dell’Irap qualora si tratti di attività autonomamente organizzata.
Il requisito dell’autonoma organizzazione dell’attività di lavoro autonomo il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, sussiste tutte le volte in cui il contribuente che eserciti l’attività di lavoro autonomo:
– sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse;
– impieghi beni strumentali eccedenti la quantità che secondo l’id quod plerumque accidit costituiscono nell’attualità il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività anche in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo occasionale di lavoro altrui.”,
la Cassazione rigetta il ricorso da parte dell’Agenzia delle entrate, avverso la sentenza della CTP della Puglia che accoglieva l’appello del contribuente alla spettanza del rimborso IRAP, in quanto ritiene che il professionista che svolge la sua attività prevalentemente presso una società di cui è sindaco o amministratore, utilizzi beni strumentali di modesto costo ed eroghi modesti compensi per meno di 500 euro al mese ai suoi praticanti, non sia soggetto all’imposta.