Il Codice di comportamento degli ispettori del lavoro

 

Il nuovo Codice di comportamento ad uso degli ispettori del lavoro

Vigilanza a vista ed accesso breve

Per “vigilanza a vista” si intende l’attività di vigilanza programmata limitatamente ad un settore di attività e/o ad un determinato ambito territoriale. Essa non rappresenta ovviamente il criterio ordinario di pianificazione. Di norma, infatti, la “vigilanza a vista” è limitata a quelle ipotesi in cui non sia possibile identificare in fase di programmazione i soggetti destinatari dell’accertamento, in quanto gestori di attività “mobili” (per esempio fiere o mercati) o perché risulti necessario eseguire l’ispezione sulla base delle evidenze che emergono nel corso del sopralluogo esterno (per esempio, nel settore dell’edilizia).
Con riferimento alla fattispecie di “accesso breve”, questo è finalizzato all’accertamento dell’eventuale impiego di lavoratori “in nero”. In tale sede, il personale ispettivo procede esclusivamente ad acquisire le dichiarazioni del personale presente circa la data effettiva di costituzione del rapporto di lavoro e, qualora non emergano incongruenze, il personale ispettivo può dichiarare concluso l’accertamento nel verbale di primo accesso (nel quale va evidenziato che l’accesso ispettivo è finalizzato soltanto alla verifica della presenza di eventuale personale ‘in nero”).

Accesso ispettivo

L’accesso deve svolgersi secondo modalità tali da interferire il meno possibile con l’attività lavorativa, in particolare nei pubblici esercizi e negli altri luoghi aperti al pubblico.
Altresì, in osservanza del principio di collaborazione, il personale ispettivo adotta ogni cautela finalizzata a tenere riservato lo svolgimento dell’attività di accertamento in corso, nei confronti dei soggetti estranei all’azienda che si trovino eventualmente nel luogo di lavoro (per esempio, clienti e fornitori).
L’organo di vigilanza procede all’individuazione di tutte o solo alcune delle persone presenti sul luogo di lavoro (a seconda delle dimensioni dell’organico aziendale e delle finalità dell’accertamento).
Lo stesso, nel corso di tale fase, può invitare il datore di lavoro a mettere a disposizione la documentazione, eventualmente conservata sul luogo di lavoro, che sia ritenuta presumibilmente rilevante ai fini dell’accertamento. In proposito, oltre alla documentazione strettamente “lavoristica”, è possibile richiedere ogni altra documentazione che possa costituire un utile elemento indiziario.
Inoltre, il personale ispettivo può anche richiedere al datore di lavoro, mediante la compilazione dell’apposito riquadro del verbale di primo accesso, l’esibizione dei documenti tenuti altrove, tra cui i documenti conservati presso lo studio del professionista delegato all’adempimento degli obblighi stabiliti dalla legislazione sociale, fatto salvo quanto previsto dal protocollo d’intesa fra questo Ministero e il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro del 15 febbraio 2012.
Ma l’accesso sul luogo di lavoro è soprattutto dedicato all’acquisizione delle dichiarazioni da parte del personale ispettivo. Tali dichiarazioni devono essere acquisite secondo criteri di riservatezza, per cui non è ammessa la presenza, durante le operazioni, né del datore di lavoro o di chi ne fa le veci, né del professionista che lo assiste, in ragione della necessità di garantire la spontaneità e genuinità di quanto dichiarato.
Il personale ispettivo non può fornire alcuna copia del verbale di dichiarazione, salva la possibilità del soggetto interessato di rivolgersi all’Ufficio per esercitare il proprio diritto di accesso alla documentazione amministrativa.
L’attività del personale ispettivo nel luogo di lavoro deve protrarsi per il solo tempo necessario all’accertamento. Da tale data (non necessariamente coincidente con quella dell’accesso ispettivo) decorre il termine di 90 giorni per la contestazione e la notifica della violazione.
Infine, l’accesso può risultare non necessario, sicché gli accertamenti possono essere eseguiti, anche a partire da una richiesta di esibizione di specifica documentazione, e conclusi “d’ufficio”.